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Cantine Storiche
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Sotto l'abitato visibile di Pitigliano si nasconde un'altra città invisibile, sotterranea, meravigliosamente suggestiva. E' fatta di grotte, colombari, cunicoli ma sopratutto di cantine, dove si conservavano vini prelibati, da sempre di ottima qualità. La cantina pitiglianese è di solito costruita da un "cellaro" o linaio e da una profonda gola scavata nel tufo, che si conclude nel bottaio, dove si tiene il vino in botti e damigiane. Vi era in esse tutto l'occorrente per vinificare: torchio, line, bigongi, vasi da vino, come le caratteristiche panate e rabbine in ceramica, prodotti in loco dai "cocciai" di Sorano. Le cantine create dalla particolare abilità locale di scavare il tufo, hanno le forme più varie, perchè sono anche la risultante di trasformazioni di vani preesistenti: stalle, tombe etrusche, antiche case rupestri. Spesso si svilupparono dai caratteristici pozzi da grano, dalla curiosa forma ovale, quando il vino assunse la prevalenza nell'economia di Pitigliano. Quasi tutte le cantine hanno spiccati caratteri architettonici nelle forme ben squadrate del cellaro e del bottaio, nella volta rotonda della gola, nell'ingegnosa soluzione delle "mine", strette gallerie per portare fuori l'acqua eventualmente infiltratasi. Non mancano talvolta pilastri con capitelli, mascheroni, nicchie decorate. Più rara è la gola con arco a sesto acuto, come nella vecchia cantina nel Rione "La Fratta", utilizzata dalla Cantina Cooperativa per l'invecchiamento in barriques di rovere dei vini "Gran Tosco" bianco e rosso, "Rosso Sovana Superiore" e "Rosso Sovana Riserva", il cui nome evoca ricordi danteschi (Purgatorio canto XI, v.58)